Generazione Y, lavoro e Città metropolitana. Un anno di Jobs Act nella Grande Milano

Presentata a Palazzo Isimbardi un’indagine sul mercato del lavoro a un anno esatto dall’entrata in vigore del Jobs Act.

Il Jobs Act da solo non basta. E’ la sintesi del bilancio in dati sul mercato del lavoro nel 2015 nell’area metropolitana di Milano presentato questa mattina a Palazzo Isimbardi a un anno esatto dall’entrata in vigore del provvedimento.

Secondo le stime di Osservatorio metropolitano, i numeri rispetto al 2014 sono in aumento con un +12% di avviamenti complessivi e una crescita del 57,2% dei contratti a tempo indeterminato, ma sulla performance pesano due fattori: gli incentivi, che hanno fatto impennare le assunzioni a dicembre in tempi di bonus seguite però da un brusco calo a gennaio 2016, e il fatto che la nuova formula del contratto a tempo indeterminato, molto meno vincolante per le aziende, rende improprio parlare di aumento.

I dati sono stati discussi in un convegno dal titolo “Generazione Y “Generazione Y, Lavoro e Città metropolitana. Un anno di Jobs Act nella Grande Milano” organizzato dall’Osservatorio in collaborazione con ACTL – Sportello stage, presenti Valentina Aprea (assessore regionale Istruzione Formazione e Lavoro), Bruno Dapei (direttore Osservatorio Metropolitano di Milano), Carla De Albertis (Osservatorio metropolitano), Anna Scavuzzo (consigliere Città metropolitana di Milano delegata alle politiche giovanili), Marina Verderajme (presidente ACTL – Sportello Stage), Gabriele Fava (esperto in diritto del lavoro), Marco Fiore (Consulente del lavoro) e Paolo Del Nero, responsabile lavoro di Osservatorio Metropolitano.

In particolare, nel 2015 sono stati avviati 676mila e 837 contratti contro i 603mila del 2014, di cui 187mila a tempo indeterminato contro i 119mila del 2014. Numeri cui fanno seguito quelli sugli stage forniti da Actl – sportello stage, ente accreditato per la formazione e il lavoro presieduto da Marina Verderajme, che conferma lo spostamento sui contratti a tempo indeterminato dovuto agli incentivi.

Se il numero di stage trasformati in contratti rimane sostanzialmente invariato e si attesta tra il 42 e il 48%, i numeri parlano di un incremento nel 2015 del 23% degli stage trasformati in contratti a tempo indeterminato rispetto al 2014. Se nel 2014 solo il 14% degli stagisti assistevano alla trasformazione del loro stage in un contratto a tempo indeterminato, nel 2015 si è passati al 37%.

“Gli avviamenti del 2015 risentono ancora degli incentivi, come dimostra il boom di dicembre, ultimo mese utile per beneficiare degli sgravi fiscali, seguito dalla brusca frenata di gennaio 2016 – commenta Dapei – Il provvedimento ha favorito i contratti a tempo indeterminato ma anche qui occorre precisare che il contratto a tutele crescenti è molto meno vincolante per le aziende, quindi è falsante il paragone con ciò che c’era prima. Se possiamo dare un giudizio positivo all’andamento del mercato del lavoro dal 2015 ad oggi questi dati fanno dire ancora una volta che il Jobs Act da solo non basta per raggiungere i livelli occupazionali pre-crisi”.

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