Milano international hub: identikit del “milanese d’adozione”

Milano città più internazionale d’Italia: un residente su cinque è straniero. Ben più che a Roma o Firenze o Prato. E la percentuale continua a aumentare: più 45 per cento in cinque anni, e tra loro cresce la quota con reddito ‘di fascia alta’. Ragazzi che arrivano a Milano per specializzarsi negli studi, magari già laureati, e poi per trovare lavoro. Presentata a Palazzo Reale una ricerca di Osservatorio metropolitano per Where Milan e Rotary sulla composizione etnica e culturale della città, alla presenza di consoli da tutto il mondo. La ricerca ha preso in esame i soli stranieri con la residenza, che vivono stabilmente sul territorio, i cosiddetti ‘milanesi’ d’adozione. In tutto duecentocinquantamila persone: due su dieci arriva Europa, Stati Uniti e Canada. Gli altri da Filippine, Egitto, Cina. Sono per lo più persone di mezza età, quando hanno un lavoro producono ricchezza in modo più rilevante che nel resto d’Italia: poco meno di 20 miliardi l’anno, con circa 600 milioni vengono rispediti al Paese d’origine sotto forma di rimessa. “Milano – ha commentato Andrea Jarach, responsabile turismo di Osservatorio – è anche la terza capitale dove trovano lavoro i laureati europei, dopo Londra e Parigi, e al sedicesimo posto nel mondo”, continua Jarach. Su 174 mila imprese, in una su sei il controllo è in mano straniere.  La concentrazione di persone dall’estero è evidente nei Municipi 2 (intorno a via Padova) e 9 (Dergano Bovisa), i più multiculturali di tutti. Ma se si vanno ad analizzare gli stati di provenienza, si vede che nel Municipio 1, in centro, e 3, verso Lambrate, dove solo il 12-15 per cento degli abitanti non è italiano, prendono casa in realtà sempre più giovani di grandi capitali europee o americane.

La ricerca

Corriere della Sera